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Questo romanzo è, a mio avviso, importante perché vive sulla memoria e io
sono convinto che la memoria faccia bene a tutte le generazioni. Di più.
Esiste la storia, quella con la "S" maiuscola, la Storia che ci viene
riproposta giustamente dalla televisione o dai libri. Ma c'è poi la storia
della gente comune che è fatta di una foto ingiallita, di una lettera ormai
illeggibile e di tanti ricordi che con il passare del tempo si affastellano
l'uno all'altro senza peraltro perdere valore. E' la storia di ognuno di
noi, e di questa storia dobbiamo essere custodi e orgogliosi perché la
memoria di quel che è stato il passato ci consente di costruire il nostro
futuro e, in qualche modo, il futuro di tutti.
Berto Gavioli, nello sviluppare questo romanzo dove le storie si intrecciano
e si sovrappongono in un arco di tempo che va dalla fine dell'Ottocento ai
primi anni sessanta, propone personaggi, eventi e comportamenti come se
volesse ristabilire una "verità" riguardante sì una manciata di persone, che
però fanno parte della grande comunità.
La scrittura è fluida ed accattivante così come le storie che alimentano
come tanti affluenti un unico grande fiume che scorre verso il mare. Le
figure di Emma, Tugnin, Andrea, Isotta e di tutti coloro che popolano questo
mondo che è suo, ma anche nostro, rimangono stampate nella memoria.
Maurizio Costanzo
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Una madre, Ada, e quattro figlie: Aurora, la più giovane, graziosa e
intraprendente, Angela fragile, malata, Anna, sfacciata e intrigante.
E,
infine, Alice, Alice...
Cinque donne, ognuna con il proprio ruolo, come api in un alveare. Cinque
donne, un unico destino. Fra il Ventennio fascista e gli anni Settanta, una
storia tesa che scruta nei recessi più oscuri dell’animo umano, là dove
l’irrazionale si annida pronto a esplodere in un insensato delirio o in una
lucida follia.
Un noir estremamente intrigante che avvince fino all'ultima pagina, grande
successo di critica, attualmente in fase di trasposizione cinematografica.
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